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Quintino Bonomo: Esperienze eseguite nell'alto Tirreno dal 1 settembre 1900 al 18 maggio 1901

Qui una relazione sugli apparecchi usati nelle esperienze:

Ormai i primitivi apparati riceventi sistema Marconi si sono addimostrati insufficienti per assicurare la costanza di comunicazioni stabili tra stazioni la cui distanza superi i 70 km e, presso noi, l'uso ne è stato da qualche tempo abbandonato, essendosi il sistema di ricezione telefonica addimostrato incomparabilmente superiore, sia per la sensibilità, sia per la costanza delle comunicazioni, che per la semplicità del ricevitore.

I nuovi apparati Marconi differiscono sostanzialmente dai primitivi, avendo l'inventore apportati dei felici perfezionamenti, con cui ha raggiunto i 300 km, ed una sufficiente costanza dell'accordo fra le stazioni (sintonia)

(vedi collegamento tra S. Caterina e Lizard con gli apparati che in seguito conosceremo come tono A, tono B od apparati 1901)

Stato delle esperienze al 1 settembre 1900

Quando assumemmo la direzione degli esperimenti, il sistema di telegrafia senza fili a grandi distanze non funzionava che da circa tre mesi e per la prima volta in Italia.

Le comunicazioni erano saltuarie e limitate alla trasmissione e ricezione di qualche parola, o di V o "capito", fra le stazioni di Livorno e Gorgona; le comunicazioni fra Livorno e Palmaria poi, erano quasi del tutto negative e quelle tra Palmaria e Gorgona assolutamente negative, se si fa eccezione di una sola volta in cui a Gorgona si potè decifrare la parola "Europa".

I segni erano generalmente spezzati, in modo di essere confusi spesso con quelli prodotti dalle scariche atmosferiche e tale da fare spesso scambiare i primi per i secondi.

La velocità di trasmissione era all'incirca quella di una lettera al minuto, essendo gli intervalli usati quelli indicati in pubblicazioni all'uopo.

Soltanto qualche volta furono tentate fra Livorno e Gorgona delle comunicazioni con velocità maggiore, intorno cioè alle 5 o 6 lettere al minuto primo.

I coherers adoperati erano quelli costruiti dalla Direzione delle Torpedini e del materiale elettrico, senza vuoto, ad elettrodi di argento e polveri di argento, o di nikel, o di entrambi in proporzioni variabili.

La lunghezza della scintilla adoperata in generale era variabile dai 2 ai 3 cm e la batteria era da 62 volt per il rocchetto grande da cm 60 di scintilla, 30 elementi Tudor, posseduta dall'Accademia Navale.

Sintesi delle esperienze eseguite fino al 18 maggio 901

Convinti che le onde emesse dalla trasmittente dipendessero dalla lunghezza della scintilla e dal numero di quelle emesse per secondo, provammo ad aumentarla, ottenendo subito dei miglioramenti, ma l'aumento della scintilla ed il peggioramento delle condizioni meteorologiche dettero degli inconvenienti. Si ottennero altri tubetti ma il miglioramento non fu ritenuto sufficiente.

Ma pochi altri vantaggi con questo primitivo sistema avremmo potuto ottenere se non fosse stata sperimentata la ricezione telefonica.

Era nostra intenzione di esaurire completamente gli studi sugli apparato Marconi, prima di esperimentare i metodi proposti dal Popoff e dal Tommasina, quando il desiderio espresso dal semaforista Castelli, di esperimentare la ricezione telefonica con un tubetto da lui costruito, ci spinse ad eseguire delle esperienze indipendenti da quelle in corso.

Il risultato fu ottimo e i tubetti ideati dal Castelli, ad elettrodi di ferro e carbone con una o più gocce di mercurio, oltre a presentare un estrema sensibilità, si decoherizzavano perfettamente, non appena cessata l'azione delle onde elettriche, a similitudine di quelli a polveri di carbone, però con maggiore costanza e nettezza di quelli da noi posseduti o costruiti.

La sensibilità della ricezione telefonica si dimostrò tale che si potè, in seguito,far pervenire dei segnali alla Palmaria, da Livorno (69km) con circa 4 mm di scintilla.

Si potè poi ricevere dal faro di Portoferraio i segnali inviati da Livorno, Gorgona e Palmaria (dist max. 143 km). La mancanza di tempo e l'essere stati chiamati ad altra destinazione, ci impedirono di provare a distanze maggiori, avendo la convinzione che con i nostri apparecchi avremmo potuto superare i 300km.

I risultati con la ricezione telefonica furono splendidi tanto che si potè abolire l'uso delle comunicazione col telegrafo ordinario.

Pensammo anche ad usare il telefono come relais per poter tradurre in iscritto i segnali.

Uso e manutenzione degli apparati del sistema Marconi

Dopo consigli sulla manutenzione degli accumulatori si passa ai problemi dati dagli interruttori dei rocchetti che sono a motorino ed eccentrico o slitta con un elettrodo che pesca nel mercurio. Gli inconvenienti sono il forte riscaldamento della vaschetta. Gli schizzi di mercurio e l'emulsione mercurio-olio ( o alcool o petrolio)che si forma, oltre il consumo della punta. L'emulzionamento alza il livello del mercurio impedendo il funzionamento e si deve provvisoriamente abbassare l'ampollina. La punta usata e di acciaio foggiata a scalpello. Non si è pensato di usarne di platino.

L'interruttore

Nel rocchetto c'è la possibilità di invertire la polarità di alimentazione, cosa che può essere utile in caso di umidità o maltempo, scambiando la polarità che prendono le sfere.

la telegrafia senza fili è ancora all'infanzia e non si possono prevedere i miglioramenti che si faranno in questi apparati. Gli ultimi introdotti,  la ricezione telefonica con una conseguente riduzione di scintilla ci fanno bene sperare. é conveniente che la frequenza della scintilla sia elevata, anche in previsione di sistemi sintonici e ben si presterebbero gli interruttori tipo Whenhelt. I migliori di questo genere sono i Caldwell ed i Simon. L'interruttore di  Max Lewy, a getto di mercurio,e l'altro di Eùhne hanno l'inconveniente del trasporto di mercurio. L'interruttore ad acqua di Grimaschi potrebbe rendersi utile e si è tentato di utilizzare quello di Moore nel vuoto con l'aiuto del ch,mo Prof. Gerosa ma non si riuscì a costruirlo. Per piccole scintille il migliore rimane il classico a vibratore.

Il rocchetto

I rocchetti in uso da noi sono Max Kohl da 30 cm di scintilla o da 60 e qualche rocchetto Balzarini. Generalmente rocchetti da 60 cm sono alimentato a 80 V ed assorbono 5 A ovvero 400watt che sarà la massima energia disponibile alla scintilla.

Il difetto di certuni è il rammollimento col riscaldarsi. Pi col tempo umido occorre asciugarli bene con panni caldi per evitare il depositarsi di umidità (ovvero gli si devono fare i pannicelli caldi!). Quando non lavorano è bene coprirli con una cappa di lana.

Oscillatore

E' noto che l'oscillatore di Righi nell'olio di vaselina non è risultato pratico nell'uso della telegrafia senza fili, perchè decomponendosi l'olio sotto l'influenza delle scintille, le particelle di carbone, quando non producevano dei veri cortocircuiti, diminuivano notevolmente la resistenza del liquido. Inoltre bisogna aggiungere  che la formazione di bolle di gas disturbava il regolare scoccare delle scintille.

Si è ritornati dunque, con evidenti vantaggi, all'oscillatore semplice composto da due sfere isolate, una comunicante col filo di aereo e l'altra con la terra. Il Tissot ed altri pare abbiano osservato che la messa a terra del rocchetto ne modifichi le condizioni di funzionamento, ragione per cui hanno sperimentato, per piccole distanze, l'uso di quattro sfere su di una stessa linea; le due estreme comunicanti con il rocchetto e delle centrali, una comunicante col filo di aereo, l'altra a terra.

scatola con l'oscillatore da appendere al soffitto della stazione

Facemmo costruire un oscillatore di dimensioni tali da dare 20 cm di lunghezza regolabili con esattezza.

Piuttosto che poggiarlo su di un tavolo abbiamo ritenuto opportuno appenderlo al soffitto della stazione, mediante cordicelle, al di sopra del rocchetto ed al piano dell'uscita di aereo.

Lo stato di forbimento delle sfere pare avere influenza sulla bontà delle scintille, ma ha minore importanza di quella attribuitagli.

rocchetto e complesso interruttore

Nelle giornate molto umide i sostegni vanno strofinati con panni caldi come si fa col rocchetto.

Tasto manipolatore

Pere grandi scintille si è dimostrato utile il tasto usato da noi, ma questo deperisce facilmente per consumo degli elettrodi ed allentamento delle molle. Per piccole scintille va meglio il classico tasto Morse.

Se l'interruttore del rocchetto è regolato male, al rilascio del tasto si forma un arco trai due contatti e bisogna abbassare la vaschetta del mercurio dell'interruttore.

Filo aereo

La distanza raggiunta aumenta col quadrato dell'altezza con la formula già dettata dal Marconi ridotta di un opportuno coefficiente. Nelle ultimo esperienze in Italia il coefficiente era 0,3 per una distanza di 143 km.

Risulta che le linee elettromagnetiche che si formano nell'aereo sono dei circoli aventi centro sull'asse del filo di aereo, è quindi necessità teorica il parallelismo tra i fili dei due aerei, ricevente e trasmittente.

Qualità del filo di aereo

Sembra che la qualità del metallo impiegato non abbia influenza alcuna sulla trasmissione, ma noi abbiamo impiegato solo rame elettrolitico e riteniamo che un materiale più resistivo abbia influenza nel caso della ricezione.

In pratica la corrente ad alta frequenza circola sulla superficie del conduttore, perciò più della sezione conta la superficie esterna. Generalmente si è usato conduttore a treccia di 19 fili di tipo regolamentare, sezione 15,4mm, o conduttore unico nudo o rivestito di sezioni tra 0,8 a 12 mm. Non è da escludere, con apparecchi più perfezionati, che il conduttore disposto a spirale nella treccia possa aumentare la selfinduzione del filo con effetti negativi.

Forma del filo d'aereo

Fin dal principio Marconi sostenne l'impiego di capacità all'estremità superiore dei fili aerei e se ne studiarono forme a spirale a dischi, a sfere, in forma di telai, ecc e tali dispositivi adottò a Vimereux ed altrove.

Vari sperimentatori, come noi, la hanno ritenuta una complicazione inutile.

Per accrescere la capacità dell'intero aereo si pensò di costruirne uno cilindrico disposto su dischi di legno di 25 cm e traversato da un altro filo nudo assiale. Inizialmente si è avuta un'illusione di vantaggio, ma non ha nessun vantaggio in trasmissione salvo lo svantaggio di una grande superficie esposta al vento.

I tratti orizzontali all'uscita della stazione sono nocivi e vanno quanto più evitati.

disposizioni per l'antenna

Prima di lasciare l'argomento della forma dei fili di aereo, è necessario ricordare le interessanti ed originali esperienze del prof. Bazzi dell'Istituto Tecnico di Firenze e le quali, se fossero state maggiormente studiate dall'autore e se noi avessimo potuto sperimentarle, ci avrebbero forse avviati verso i radiatori usati dal Marconi.

Isolamento del filo aereo

E' idubbia l'accuratezza necessaria della qualità isolanti dei supporti sia di ebanite, legno secco e corda paraffinati, o isolatori ceramici. In quanto al rivestimento isolante del filo, se nudo, di notte durante la trasmissione si nota un effluvio intorno al conduttore mentre se è rivestito di isolante no, in quanto l'isolante costituisce un condensatore cilindrico verso lo stato igrometrico dell'atmosfera.

Nel filo nudo sembra che uno strato di ossido cambi alquanto le condizioni.

Per perforare 1 mm di porcellana occorrono 20.000 volt.

L'isolamento della superficie ovvero la forma della campana è determinante.

Si consigliano gli isolatori Delta Glocke opportunamente modificati (fig.15)

Filo di terra

Dalla teoria elettromagnetica e dagli studi del Blondel, del Blondin, del della Riccia ed altri  risulta che la densità delle onde elettriche è molto maggiore in prossimità dell'oscillatore e cioè del suolo dove questo è situato. Questa densità va gradatamente diminuendo allontanandosi dall'oscillatore verso l'antenna. Una parte dell'energia emessa è perduta per strisciamento sul suolo, l'altra si espande in forma di onde emisferiche dal tratto superiore del filo (Marconi da loro forma ellittica, Bonomo forma ovoidale con la sezione più spessa verso il suolo). Quanto più lungo il filo ricevente e tante più linee di forza taglierà e tanto maggiore sarà quindi la f.e.m..

Le migliori comunicazioni si in mare che in terra si spiegano secondo il Della Riccia con la migliore e libera riflessione delle onde che colpiscono la superficie del mare. Il filo aereo connesso alla terra costituisce con questa un potente oscillatore.

Da esperienze su brevi distanze parrebbe che il filo di terra non sia tanto importante, ma per grandi distanze accresce la bontà delle comunicazioni.

Il filo di terra deve essere unico, di grande sezione evitandone effetti di selfinduzione. La terra del telegrafo senza fili deve essere  separata da quella del telegrafo ordinario. Le correnti telluriche variabili non disturbano la ricezione come invece avevamo sospettato in un primo tempo insieme all'elettricità atmosferica.

Impianto delle stazioni

Qui si discute della miglior sistemazione dei locali di edifici e navi. Con gli apparecchi attuali si arriva talvolta a 24 parole al minuto e più spesso tra 17 e 20. Si sono superati i 200km ed è da ritenere che si supereranno presto i 300. Le disposizioni empiriche adottate dal prof. Bazzi di Firenze per il filo aereo della trasmettente, avrebbero potuto apportare un sensibile aumento della distanza se avessimo avuto tempo e mezzi per sperimentarle.

impianto di una stazione rt.

Altro argomento di  capitale importanza non è tanto la possibilità di intercettazione dei mssaggi alla quale si può ovviare trasmettendo in cifra, ma l'altro dell'interferenza con altre stazioni. A questo avrebbe riparato l'accordo tra stazioni inteso col nome di "sintonia". Non avendo allora il Marconi fatto conoscere i suoi recenti perfezionamenti e le sue brillanti esperienze, ci accingevamo a provare il sistema proposto dal prof. Slaby ma sarebbe stato necessario l'acquisto di qualche apparecchio ed il termine della nostra missione arrivò ad esperienze appena rudimentalmente iniziate.

gruppo ricevitore

Filo aereo

Il filo del ricevitore potrebbe essere benissimo quello del trasmettitore ma è scomodo commutarlo tra i due apparati. La derivazione presa dall'aereo trasmittente ideata da Marconi per l'impianto di Vimereux allo scopo di avere l'apparato ricevente sempre pronto a ricevere anche durante la trasmissione presenta molti inconvenienti.

Il Marconi a Vimereux aveva schermato bene i singoli apparati ed i relativi conduttori, noi abbiamo riprodotto le identiche condizioni ma le nostre esperienze sono risultate negative. Abbiamo provato anche con l'aereo ricevitore e la terra completamente separati ma il coherer si attivava anche quando staccato, quando si trasmetteva.

Con i mezzi attuali durante la trasmissione di un segnale proprio non è possibile ricevere quello di un'altra stazione.

filo di terra

In ricezione non è indispensabile, ma utile.

Tubetto sensibile o coherer

Oltre ai coherer studiati dai precursori, troviamo proposte di tipi diversi come quelli del prof. Bazzi, di Axel Oring, gli anticoherers ecc.

motorino ed interruttore del rocchetto

Qui si discute dei numerosi inconvenienti che possono presentare, degli accorgimenti per la fabbricazione, vuoto più o meno spinto, genere e pressione delle polveri, profilo dello spazio tra gli elettrodi, ecc. La costruzione di coherers ad elettrodi amovibili ideata dal prof. Pasqualini nel 1899 non ebbe, presso di noi,pratica applicazione, salvo nel febbraio di questo anno, quando provammo a tagliarne una estremità per regolarne gli elettrodi,ed altri accorgimenti di regolazione. Provammo coherers di grande diametro esterno, tubetti montati in parallelo. tubetti di avorio anzichè di vetro, ma senza grandi risultati.

Il sistema Marconi di sostenere i tubetti da un lato soltanto con una bacchettina di avorio o di osso, è risultato buonissimo.

Pila del circuito tubetto relais

Il Blondel ha trovato che per ogni tubetto esiste una tensione critica per la quale la sua resistenza si abbassa al punto di lasciar passare corrente. Ricavò che in conseguenza la f.e.m. in antenna deve essere superiore alla tensione critica che a sua volta deve essere maggiore della tensione della pila. Vediamo dunque di usare gli elementi Lalande ed O' Keenan opportunamente modificati in modo di non presentare ai serrafili un potenziale di 0,25 V. Va bene anche il tipo Daniel e noi pensammo subito di sostituire l'elemento a secco dalla regia marina con una pila italiana, come quelle usate nei telegrafi. Ottenemmo dei miglioramenti inserendo fra i poli una resistenza variabile formata da una delle ordinarie cassette di resistenza.

Oltre alla tensione critica occorre anche una corrente critica (Marcucci) perchè non si danneggi il coherer, di circa 1 mA che si regola inserendo resistenze in serie. Regolando le varie resistenze si poterono usare anche tubetti prima ritenuti cattivi.

disposizione Marconi per iscrizione su zona

 

Relais

Si illustrano accorgimenti e regolazioni per il relais. Fu sperimentato un relai costruito dall'ing. Santarelli di Firenze basato sui principi del galvanometro Despretz D'Arsonval che è ottimo, ma risente troppo delle vibrazioni del tavolo.

Vibratore

E' noto che la decoherizzazione dei tubetti si è ottenuta in vari modi: rotazione (Calzecchi) percussione (Branly), attrazione magnetica delle polveri (Tissot). Nel sistema da noi usato, quello Marconi col campanello, con colpo non troppo forte, ma deciso.

Degna di nota è la decoherizzazione ideata dal Bazzi per il suo ricevitore , nel quale l'urto del martelletto è provocato dalla macchina Morse; il martelletto poi, nel battere, mette in corto la pila del relais. I segnali vengono trasmessi per punti, ma con grandissima chiarezza; ammesso 'uso di questo sistema, converrebbe l'alfabeto Marantonio che è formato soltanto con i punti..

Macchina Morse

Per velocità di trasmissione di 3 o 4 lettere al minuto era grande inconveniente la variazione della velocità di scorrimento della zona in genere tra i 0,40 agli 1,30 metri al minuto. Si pensò di applicare il freno elettromagnetico di Pasqualini, ma le accresciute velocità lo hanno reso superfluo.

Per i circuiti comunicanti con la macchina More si usano le pile tipo R.Marina in numero di 12. Si illustrano problemi e modi di manutenzione.

Rocchetti di assorbimento delle extra correnti

Il Marconi per impedire alle correnti generate dalle onde elettriche di avviarsi per il circuito del relais, ed obbligarle a passare dal tubetto,stabilì due piccoli rocchettini di impedenza fra il tubetto ed il relais.

Nella relazione fatta a Vimereux dal capitano Ferriè è detto che sono costituiti in filo di ferro per una resistenza di 30-40 ohm. Nei nostri apparecchi abbiamo constatato 8 ohm..

Rocchetti senza selfinduzione, ovvero avvolti in doppio, furono usati da Marconi come shunts per assorbire le extacorrenti generate dalla apertura e chiusura dei contatti verso il relais , il campanello o la macchina Morse. Nei nostri apparati esistono quattro di questi rocchetti, nei ricevitori usai a Vimereux esiste un'altra bobina da 500 ohm per assorbire l'extracorrente dei circuiti della pila principale.

Considerazioni generali sui ricevitori marconiani

I rapidi progressi raggiunti in questi ultimo tempi dalla telegrafia senza fili, specialmente ad opera del Marconi, progressi che fino al luglio scorso (1900) non ci erano noti che vagamente, per il silenzio nel quale si era dovuto richiudersi l'inventore, rendono inutili ulteriori discussioni sugli attuali apparati.

disposizione col coherer di Castelli

L'uso di questo primo ricevitore Marconi fu abolito nelle nostre esperienze, non appena si potè stabilire un servizio regolare di comunicazioni reciproche fra le tre stazioni con i ricevitori telefonici.

Osservazioni e studi sulla ricezione telefonica

Preliminari sull'origine degli esperimenti

tentativo di inscrizione su zona con coherer di Castelli

Convinti che con gli apparecchi marconiani, pur perfezionando la tecnica, non si sarebbero potuti raggiungere i 100 km, e nello stesso tempo volendo esaurire le prove e le possibilità di perfezionamento di detti, solo in ultimo abbiamo voluto sperimentare la ricezione telefonica, tenendo profitto dei risultati raggiunti dal Popoff e dal Tommasina  nel 1898, ed agli studi di Tissot, Ferriè e Blondel. Quest'ultimo, oltre alla ricezione telefonica semplice, si accinse anche alla ricezione di telegrammi per mezzo di un telefono speciale tipo Mercadier.

 Ma verso la fine del gennaio 1901 ci accingemmo a provare il coherer proposto dal semaforista Castelli.

disposizioni col coherer Castelli

Tentammo in principio di sostituire direttamente alla macchina Morse il telefono, usando per la decoherizzazione tramite eccentrico montato sulla macchina ideato dal prof. Pasqualini per l'uso col voltmetro Weston, ma era troppo rumoroso.

Esclusa la possibilità di ricezione telefonica con i tubetti ordinari, si provò con quelli autodecoherizzanti a polveri di carbone, volemmo però prima sperimentare quello di castelli. Per quanto fosse grossolanamente costruito, pure i risultati furono ottimi, e il giorno mercoledì 20 febbraio 1901 non soltanto si potè ricevere Palmaria, ma si potè distinguere nettamente il ritmo dell'oscillatore di quella stazione, in modo di poter contare le scintille componenti ogni segnale.

Tubetti autodecoherizzanti

Lo studio di tubetti del genere si riferiscono a Popoff, Tommasina, Blondel, Tissot, Ferriè, Vincentini ecc. studi riportati dalle relazioni di Lamotte, Blondin ecc.

Se ne illustra uso e manutenzione.

in fig.28 la disposizione di Pasqualini

Ricevitore telefonico

Le scariche elettriche lontane producono nel telefono un rumore simile a brevi rulli di tamburo. Il telegrafista dopo un poco di pratica le distingue dai segnali ordinari. In caso di temporali e forti disturbi è bene evitare di ricevere: un telegrafista ricevette una forte scossa in analoghe occasione.

Non si è provato il dispositivo proposto di collegare in parallelo al coherer un dispositivo scaricatore di bassa distanza esplosiva.

Pile e campanello soccorritore

Si usano comuni pile a secco.

Per l'avvertimento del telegrafista si è pensato di collegare il coherer in attesa ad un relais e campanello e commutarlo poi in ricezione. In tal caso il coherer va decoherizzato con un colpetto dopo l'avviso che richiede una certa corrente.

Si è pensato a progettare un telefono apposito ed è descritto nella relazione.

Dato che le vibrazioni della membrana sono microscopiche, per inscriverle occorrerebbe un moltiplicatore a leva, ma non basterebbe uno da 50 volte.

furono eseguite esperienze con il concorso del prof. Gerosa ed una macchina Morse a basso assorbimento con risultati solo incoraggianti. Si pensò a collegare alla membrana un tubetto che cedesse inchiostro con le vibrazioni, pensammo ad un sistema fotografico tipo Pollac-Virag.

La soluzione si pensò fosse un relais a smagnetizzazione ovvero un avvolgimento su un magnete permanente, che sarebbe stato smagnetizzato dalla corrente nella bobina. 

Conclusione

Soltanto nel luglio scorso Marconi ci fece sapere dei suoi perfezionamenti.

In una conferenza tenuta il 15 maggio 1901 alla Society of Art di Londra ha dimostrato la sprtiorità dei suoi perfezionamenti sugli altri sistemi. Nella sua conferenza non ha tenuto conto delle esperienze di Bazzi (forse non ne avrà avuta cognizione), ma queste, per ciò che concerne gli apparecchi trasmittenti, concordano abbastanza con le disposizioni ultime adottate dal Marconi per i suoi radiatori. Sembra però che il Bazzi non siasi reso scientificamente conto dei risultati ottenuti con le sue disposizioni empiriche da lui adottate, ragione per cui non riuscì ad illustrare maggiormente i suoi trovati con larghe esperienze, limitandosi invece a delle semplici esperienze di gabinetto.

Si può ammettere che con le nostre esperienze ci siamo molto avvicinati ai recenti ritrovati di Marconi, ma indubbiamente se avessimo potuto sperimentare i ritrovati di Bazzi e Slaby avremmo potuto ottenere altri miglioramenti

 Quintino Bonomo 1902

tubetti a limatura

Nota

Sincronizzandolo con le esperienze di Marconi notiamo che all'inizio delle prove di Bonomo, Marconi nel settembre aveva appena preso in affitto il terreno per la costruzione della stazione di Poldhu ed in ottobre 1900 ne aveva iniziata la costruzione. Nel novembre stava impiantando le sue stazioni rt in Belgio.

nel febbraio 1901Marconi aveva superato la curvatura del globo trasmettendo dall'isola di Wight a capo Lizard in Cornovaglia. Bonomo il 20 febbraio aveva sperimentato con successo il coherer di Castelli.

In settembre 1901 Solari era stato inviato in Inghilterra per rendersi conto delle apparecchiature che avevano consentito il collegamento con Lizard. Riferisce mirabilia ed a fine anno viene acquistato dalla R. Marina un lotto di queste  e si ottiene la licenza di riprodurle gratuitamente. E' la fine dei sogni dei vari ufficiali sperimentatori. Tali apparecchiature derivavano dal brevetto 7777 , tono A, Tono B e vengono denominati apparati 1901. Bonomo scrive il manuale d'istruzione per dette. La conferenza nella quale Marconi annuncia i suoi progressi avviene il 15 maggio 1901, al termine delle esperienze di Bonomo ed all'inizio di quelle di Pullino e Grassi